Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicologia moderna, ha scritto: “Prima o poi la fisica nucleare e la psicologia dell’inconscio si avvicineranno fra loro poiché entrambe, indipendentemente l’una dall’altra e partendo da direzioni opposte, si spingono avanti in un territorio trascendentale.” C’è una grande somiglianza tra le conclusioni dei fisici moderni e dei mistici, entrambi affermano, in modo diverso, che spazio e tempo non sono assoluti, ma relativi, anche relativi allo stato di coscienza in cui ci si trova. La meditazione, per esempio, permette di accedere a una dimensione in cui spazio e tempo non esistono, quasi fosse quel mitico iperspazio, ipotizzato attraverso rocamboleschi calcoli matematici, in cui si viaggia alla velocità della luce, stravolgendo tutte le leggi della fisica che vigono, invece, nello stato di coscienza ordinario, sul piano materiale.  Questo vorrebbe dire che noi viviamo contemporaneamente in almeno due dimensioni, una governata dalle leggi della fisica classica e una in cui spazio e tempo non esistono più, esiste solo l’immenso presente. Quindi se da un certo punto di vista è importante correre affannarsi per prendere il treno, per comprare il pane prima che chiudano i negozi, per prepararsi all’esame e presentarsi alla data prefissata, da un altro punto di vista il tempo non è determinante per il raggiungimento di propositi di tipo immateriale, per realizzazioni di tipo noetico – riguardante la sfera dei valori e dei principi universali – è c’è un unico tempo adatto a questo tipo di conquista l’istante presente. Saggi, uomini e donne realizzati di tutti i tempi, esprimono tutti la stessa verità.. è solo nel presente che troviamo veramente risposta a tutte le nostre domande più profonde e al nostro bisogno di dare un senso a tutto ciò che ci circonda. E’ solo nel presente che possiamo diventare pienamente consapevoli di chi siamo veramente, materia e spirito, effimero e assoluto, corpo e anima.  Forse, tornando alla metafora dello spettacolo possiamo ipotizzare che ogni nostra esistenza sia una rappresentazione di realtà virtuale di cui siamo registi, spettatori e protagonisti allo stesso tempo. Il tempo scorre come scorre la sabbia di una clessidra tra un turno e l’altro di un gioco di squadre, ma la vita vera non è il gioco, la vita vera è quella che intravediamo in singoli istanti con una chiarezza quasi esasperante, immagini che si dissolvono con la stessa rapidità con cui si sono imposte alla coscienza, lasciando però, spesso, traccia indelebile. A ogni turno, siamo chiamati a dare il meglio di noi stessi e a utilizzare la possibilità di essere e agire nella dimensione materiale secondo i principi più alti, consapevoli di essere giocatori con in mano le redini del gioco e non pedine in balìa del capriccio del destino. Il tempo, allora, cessa di diventare un problema e cessa di diventare una scusa per sfuggire le proprie più profonde responsabilità, perché c’è un unico momento in cui possiamo svegliarci e decidere di giocare bene il presente..

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