Samadhi è il ottavo e ultimo gradino dello yoga secondo Patanjali.
Rappresenta uno stato di totale assorbimento meditativo dove la coscienza
individuale si unisce con quella universale. Non è semplicemente una
meditazione profonda, ma una trasformazione completa della coscienza che
produce benefici fisici, psicologici e spirituali misurabili scientificamente. Samadhi proviene dal sanscrito: “sam”
(insieme), “a” (verso) e “dhi” (mettere). La sua traduzione letterale sarebbe
“mettere insieme” o “unione completa”. Tuttavia, molti maestri preferiscono non
tradurlo per la sua profondità concettuale impossibile da catturare in una sola
parola occidentale. Samadhi è lo stato in cui
svanisce la separazione tra il meditante, la meditazione e l’oggetto meditato.
I tre si fondono in un’esperienza unitaria di coscienza pura. Non esiste più il
“io medito su questo”, rimane solo l’essenza pura dell’esistenza consapevole.
La meditazione convenzionale (dhyana) mantiene certa
dualità: c’è qualcuno che medita su qualcosa. In samadhi, questa distinzione si
dissolve completamente. È come la differenza tra osservare l’oceano dalla
spiaggia rispetto a diventare l’oceano stesso. La separazione scompare
completamente. Patanjali lo definisce così
negli Yoga Sutras: “Quando cessa ogni attività della mente, l’osservatore
rimane nella sua vera natura”. Questo stato non è inconscio come il sonno
profondo, ma superconscio: una lucidità espansa oltre i limiti ordinari della percezione.
I 3 tipi di Samadhi. Non tutti gli stati di
samadhi sono uguali. La tradizione yogica identifica diversi livelli di
assorbimento meditativo, ognuno con caratteristiche uniche. Comprendere questa
classificazione ti aiuterà a riconoscere dove ti trovi nella tua pratica e
verso dove avanzare naturalmente.
1. Savikalpa Samadhi Samadhi Con Semi
Chiamato anche Samprajnata Samadhi, è il primo livello di assorbimento
profondo. Qui esiste ancora un oggetto di meditazione: un mantra, un’immagine,
il respiro o un concetto spirituale. La mente è completamente assorbita in
questo oggetto, ma mantiene ancora un seminario di dualità sottile. In questo stato sperimenti intensa concentrazione
unipuntuale e profonda pace interiore. Tuttavia, persiste una certa
consapevolezza di stare meditando su qualcosa. È come fissare una fiamma di
candela fino a quando la tua mente si fonde con essa, ma sai che la candela
esiste separata da te. Savikalpa Samadhi
include quattro subetape progressive: da concentrarsi su oggetti fisici densi
(savitarka) fino ad assorbirsi in oggetti sottili e concetti astratti
(savichara), arrivando a stati di beatitudine pura (sa-ananda) e infine al
senso raffinato del “io sono” (sa-asmita).
2. Nirvikalpa Samadhi Samadhi Senza
Semenza
Questo è lo stato più elevato di assorbimento meditativo. Qui scompare
completamente l’oggetto di meditazione e la distinzione tra soggetto e oggetto.
Non c’è “io che medito su questo”, solo coscienza pura senza contenuto
specifico. Il seme si è completamente dissolto. Patanjali
lo descrive come Asamprajnata Samadhi, dove cessano tutte le modificazioni
mentali (vrittis). Non ci sono pensieri, concetti né percezioni sensoriali. Ciò
che rimane è coscienza assoluta, silenzio profondo e un senso indescrivibile di
unità con la totalità dell’esistenza. In
Nirvikalpa Samadhi, il tempo e lo spazio perdono significato. Il praticante
sperimenta la sua vera natura (Atman) come identica alla realtà suprema
(Brahman). Questo stato trascende ogni dualità e rappresenta l’obiettivo finale
descritto negli Yoga Sutra di Patanjali.
3. Sahaja Samadhi Samadhi Spontaneo
Questo è lo stato più maturo: l’integrazione permanente della coscienza
illuminata nella vita quotidiana. A differenza degli stati precedenti che si
verificano durante la meditazione formale, Sahaja Samadhi persiste
continuamente, anche mentre cammini, lavori o conversi con altri. Qui non esiste separazione tra meditazione e azione. Il
praticante rimane stabilito nella sua vera natura mentre partecipa pienamente
al mondo. È la realizzazione vivente che grandi maestri come Ramana Maharshi
hanno esemplificato: svegli costantemente, senza sforzo, agendo con saggezza
spontanea e amore incondizionato. Questo stato
rappresenta la libertà spirituale completa (kaivalya o moksha). Non si tratta
più di entrare e uscire dal samadhi mediante pratica, ma di essere samadhi
permanentemente. La distinzione tra pratica spirituale e vita quotidiana si è
dissolta per sempre.